In occasione della MotoGP di Misano Adriatico, durante la conferenza stampa, è stata posta a Jorge Lorenzo, Marc Marquez e Valentino Rossi una domanda piuttosto atipica: “Meglio Giacomo Agostini o Mike Hailwood?”. Prescindendo dalle risposte date dai tre piloti, comunque molto giovani per aver potuto assistere alle gesta passate dei due centauri, ed in conseguenza del fatto che pur avendo vinto molto, Hailwood oggi risulta un pò appannato nella memoria collettiva, ho deciso di proporvi un parallelo fra questi assi del manubrio. In questo pezzo tratteremo la storia di Giacomo Agostini.

GIACOMO AGOSTINI, detto alternativamente “Ago” o “Mino”, bresciano classe 1942, sin da bambino viene attratto dalle motociclette, tanto da iniziare molto presto, sottraendo il modesto mezzo di famiglia per partecipare a gare non esattamente ufficiale nè tantomeno regolari, facendosi conoscere per i successi conseguiti. Vuole la storia che questa sua passione sfrenata fosse al contrario frenata da papà Agostini, che la riteneva pericolosa e non classificabile come “lavoro”; fatto non contestabile in quanto allora i piloti erano degli entusiasti ma non avevano nemmeno lontanamente il trattamento economico al quale sono abituati gli omologhi odierni. Fatto sta che un divertentissimo aneddoto segna l’inizio della carriera agonistica di un diciottenne Giacomo, ovvero un malinteso fra il padre ed il notaio di famiglia, interpellato per sapere se fosse il caso di lasciar correre il figlio in moto oppure porre il veto; il notaio, evidentemente affetto da problemi uditivi, capì bicicletta anzichè motocicletta, e diede parere positivo date le proprietà terapeutiche dello sport. Ricordiamo che ai tempi, siamo nel 1961, la maggiore età era stabilita ai 21 anni, quindi l’assenso di un genitore era vincolante.

“Mino” inizia da privato ma viene notato per le sue doti dalla Moto Morini, e dal Commendator Alfonso Morini in persona, dando inizio alla carriera professionistica di quello che nel corso degli anni sarebbe diventato un vero cannibale delle piste.

Fu il passaggio in MV Agusta nel 1965 a decretare il salto di qualità, arrivarono i primi titoli mondiali classe 350 e 500, con un’impressionante filotto di campionati vinti: in classe 500 “Ago” vinse ininterrottamente dal 1966 al 1972, mentre in classe 350 fece la stessa cosa dal 1968 al 1974. Cumulativamente 82 Gran Premi su 102 videro Agostini sul gradino più alto del podio!

Nel 1974 il passaggio alla Yamaha con un contratto faraonico segna un nuovo capitolo nella carriera di Agostini, che vince subito il campionato 350, poi nel 1975 quello 500, suo ultimo Iride. La stagione 1976 lo vede di ritorno alla MV Agusta ed il 1977 un altro ritorno in Yamaha, ma in classe 750, ed in entrambi i casi senza risultati di rilievo assoluto.

Il 1977 segna l’anno del ritiro definitivo dalle competizioni motociclistiche, ed i suoi numeri lo consacrano oggi come il pilota più vincente della storia, insuperato ed insuperabile; i maligni dicono che il correre due campionati in contemporanea, 350 e 500, rese più facile raggiungere il record di 15 mondiali conquistati. Per i suoi ammiratori è stato, senza se e senza ma, semplicemente il numero “1″.

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