La sua carta d’identità recita, alla voce data di nascita: 19 giugno 1964. Il che, con un conto veloce, significa 49 anni suonati. Ed è proprio a 49 anni che Kevin Schwantz, il cui nome non merita grosse presentazioni dal momento che anche i sassi lo conoscono, è tornato in pista per disputare la 8 ore di Suzuka, gara valida per il Mondiale Endurance. Ciò significa che non si tratta di una corsa per vecchie glorie annoiate dalla dorata pensione.

Molti si staranno chiedendo quale potrà essere stato il risultato ottenuto da un quasi cinquantenne, ritiratosi da quasi 20 (giusto per dire che un neonato venuto al mondo mentre Schwantz usciva di scena, oggi sarebbe impegnato a prendere la patente…tempus fugit…)

Ad ogni modo quel risultato è stato un podio, che lascia sbalorditi; a bordo della sempre efficacissima Suzuki GSX-R in staffetta con Yukio Kagayama (39 anni) e Noriyuki Haga (38anni), altre vecchie volpi del circus, Schwantz ha raggiunto un terzo posto sul quale, diciamoci la verità, nessuno avrebbe scommesso nemmeno un euro. O uno yen.

Un podio che ci racconta, oltre alla prodezza agonistica, sia fisica che tecnica, anche della maturazione che l’età ha portato al vecchio Kevin, tanto fenomenale nella condotta della moto negli anni della gioventù, quanto irruento da trovarsi spesso in volo planato sull’asfalto. Di lui si disse che avrebbe potuto vincere almeno cinque titoli mondiali, se non di più, e invece riuscì a conquistare solo un Iride nell’anno domini 1993. Alla soglia dei 50 anni invece, insieme alla prestazione, Schwantz ha unito una condotta saggia e meditata, senza rischi, ma estremamente veloce e redditizia.

Altra domanda che potrebbe sorgere spontanea è: ma gli altri posti della classifica da chi sono stati occupati, se al terzo si sono piazzati tre “pensionati”?

A vincere è stato il trio Honda Van der Mark, 20 anni, meno della metà di Schwantz,  in staffetta con gli altri giovani Takumi Takahashi e Leon Haslam, ovviamente tutti e tre in attività e quindi perfettamente allenati per questo tipo di prove, quali appunto la 8 ore di Suzuka.

La domanda sorge quindi spontanea…I piloti, come il buon vino, invecchiando migliorano? Oppure Kevin Schwant, come nel film Cocoon, ha trovato la fonte di eterna giovinezza?

hoto credit: bluXgraphics(motorcycle design Japan)=Midorikawa via photopin cc