Ci sono giorni che tutti noi ricordiamo un pò come se ci appartenessero, anche se non ci riguardano direttamente; chi vive di sport in genere accoglie sempre con sconcerto la scomparsa di un atleta, tanto più se questo atleta è nel fiore degli anni, tanto più se questo atleta è una persona solare ed allegra, tanto più se questo atleta quasi ogni fine settimana entra in casa tua pur attraverso lo schermo di un televisore. E la scomparsa viene amplificata dal suo essere improvvisa, in una domenica che sembra essere perfettamente uguale a tutte le altre, secondo uno schema routinario consolidato, ti alzi, fai le faccende domestiche, approfitti del poco traffico domenicale alle casse del supermercato per fare la spesa, torni a casa, accendi la TV lanciando fulmini e saette per esserti perso i primi giri della MotoGP e speri di riuscire a vedere almeno la parte finale della gara, poi la giornata può proseguire.

E così è stato anche il 23 ottobre 2011, solo che dopo aver acceso la televisione qualcosa non quadra, troppo presto perchè la gara sia già finita, troppo tardi perchè non sia ancora iniziata, eppure tutti i piloti sono all’interno dei box, con facce stravolte; sulle prime pensi che come al solito Sepang abbia riservato qualche sorpresa meteorologica, così in modo distratto cerchi qualche informazione rovistando fra le pagine del televideo.

La frase a caratteri cubitali che mi si presenta davanti in prima riga, in prima pagina, è una di quelle cose che non ho mai potuto dimenticare: “MOTOGP MALESIA: MUORE SIC”.

Non è un tuo parente, non è un tuo amico, nemmeno l’hai mai conosciuto, eppure quel laconico titolo di testa ti entra nello stomaco e nel cuore, provi un sincero, immotivato, dispiacere.

Marco, come tutte le persone di grandissima personalità e carisma, poteva non piacere a tutti, poteva piacere o no il suo verace slang romagnolo, poteva piacere o no l’incredibile chioma di capelli che, non si sa come, riusciva a chiudere nell’esiguità di un casco, poteva piacere o no il fatto che usasse il gas come un interruttore, acceso o spento, e che questo lo portasse a sdraiarsi o a collidere con altri piloti un pò più del dovuto, facendoli “incazzare” (termine di taglio poco giornalistico, ma il Sic avrebbe senza dubbio usato questa espressione anche in diretta TV) alla grande. Cose che a me, personalmente, piacevano tantissimo, e che, sempre personalmente, hanno reso davvero bello il motociclismo, che lo hanno accomunato ad altri piloti con quella magica vena di geniale follia, anche se non tutti necessariamente vincenti, come Valentino Rossi, Garry McCoy, Ruben Xaus, Tom Sykes, solo per citarne alcuni; con i quali tipicamente ti verrebbe anche voglia di andare a mangiare una pizza o a giocare a biliardo, cose così…Ecco, Marco Simoncelli io lo vedevo così!

E ancora oggi, a distanza di due anni, ogni domenica di gara, ti aspetti di vederlo lì a far casino, dentro e fuori la pista, con il 58 sul petto e un sorriso grande così

photo credit: sjrowe53 via photopin cc