Mettere in testa il casco e allacciarlo correttamente dovrebbero essere gesti naturali, praticamente automatici, ogni volta che si sale in sella alla propria moto o al proprio ciclomotore.

Fatta salva questa nozione di base, a tutela della propria incolumità, ci sono alcune cose che è utile sapere riguardo all’utilizzo di questo essenziale elemento di sicurezza.

Il casco, o helmet per dirla all’inglese, in quanto oggetto materiale sottoposto all’azione degli agenti atmosferici, che siano pioggia o sole, tende a perdere in parte le proprie caratteristiche di base, pertanto è da ritenersi consigliabile la sua sostituzione ogni cinque anni; ovviamente la sostituzione dello stesso dovrebbe avvenire a seguito di una qualsiasi forma di urto, anche non particolarmente rilevante, per evitare che in caso di necessità l’EPS si riveli inefficace. A proposito, in molti conoscono la dicitura EPS, non tutti sanno che esso è l’acronimo di Expanded Polystyrene, ovvero il polistirene espanso, trattato mediante processo di sinterizzazione, che conferisce al materiale di partenza la necessaria durezza.

L’EPS è reso obbligatorio da quella che è la normativa di omologazione dei caschi a livello europeo, denominata ECE R22.05, e tale dicitura deve essere riportata nell’apposita linguetta all’interno dei medesimi; in assenza di essa, oltre alle conseguenze per la sicurezza in caso di incidente, si incorre in provvedimenti di natura sanzionatoria qualora le forze dell’ordine in caso di controllo ravvisino detta mancanza. L’articolo 171 del C.d.S. prevede infatti una pena pecuniaria variabile fra gli 80 e 323 euro, oltre al fermo amministrativo del veicolo per due mesi.

Tornando al ciclo di omologazione, esso prevede diverse prove:

Assorbimento urti: il casco viene calzato su una testa artificiale e proiettato su una superficie indeformabile da un’altezza di 3 metri; la prova viene ripetuta quattro volte, al fine di “stressare” quattro punti critici. La prova viene superata se il casco resiste agli urti nei punti critici.

Resistenza sistema di chiusura: un peso pari a 10 chilogrammi viene posizionato sulla parte anteriore o posteriore del casco, dopodichè viene lasciata cadere da una certa altezza; ciò permette di verificare se un casco ha o no la tendenza a sfilarsi dalla testa vincendo la resistenza del sistema di chiusura.

Scivolamento: il casco viene lanciato contro un bordo inamovibile per controllare che non ci siano sporgenze dello stesso che rimangano impigliate.

Visiera: doppia prova per la visiera, che viene prima esposta al lancio di un corpo contundente per verificarne la resistenza, dopodichè viene investita da un getto di materiale sabbioso per valutarne la capacità di resistere alle scalfitture, mantenendo inalterata la visibilità per il guidatore.

Interessante, vero? Non resta altro da fare che calzare sempre il casco, acquistarne un tipo omologato e fissarlo saldamente anche facendo brevi tratti urbani! E ovviamente godersi la propria moto!

photo credit: cripics via photopin cc