Car Wrapping, un termine inglese che pian piano sta prendendo piede anche in Italia, ma ancora tendenzialmente poco diffuso; in principio fu Lapo Elkann a bloccare tram e affini con parcheggi spericolati a creare attenzione verso il car wrapping per l’inusuale livrea mimetica delle sue automobili, poi pian piano la pratica di “wrappare” gli oggetti più disparati si è espansa verso fasce di popolazione meno nobiliari. Tra questi oggetti ovviamente ci sono anche le moto.

Ma nel concreto il Car Wrapping cos’è? E’ la procedura di ricopertura di un veicolo mediante pellicola adesiva al fine di cambiarne il colore.

Con il presente articolo cercheremo di sviscerare il fenomeno wrapping per cercare di capire se si tratti di moda o di vera utilità, con particolare riferimento, ovviamente, al settore delle due ruote, anche per sfatare o confermare alcune leggende metropolitane.

Le casistiche per le quali un utente possa decidere di rivolgersi ad un società specializzata nel car wrapping sono molteplici, tipicamente si tratta del desiderio di seguire proprio una moda del momento, come detto nell’introduzione; grazie alle stampe su pellicola è possibile eseguire ad un costo ragionevole motivi che presso un tradizionale carrozziere sarebbero molto onerosi, proprio come nel caso della “pelle mimetica” degli Elkann-veicoli o della riproduzione degli effetti “stile carbonio”, che emulano le due ruote impagnate in Moto-GP o SBK.

In secondo luogo chi decide di optare per il wrapping desidera ridare una seconda vita ad una carrozzeria “stanca”, ravvivandola e per lucentezza e per colorazione; questo ci permette di sfatare un mito, ovvero che la pellicola permetta di “passare sopra” a scalfitture coprendole. L’effetto è esattamente l’opposto, in quanto il film adesivo non solo non copre le imperfezioni, ma le accentua, rendendole ancor più sgradevoli ed evidenti. Perciò è importante sapere che se la carrozzeria è solamente affaticata ma sana, l’operazione avrà un ottimo risultato, diversamente bisognerebbe comunque prima fare una visita dal carrozziere e riparare o rimpiazzare le componenti danneggiate della propria moto, prima di effettuate la pellicolatura (termine non lessicalmente corretto, ma rende l’idea).

Altro caso, forse statisticamente meno presente, ma pur sempre esistente, è quello costituito da chi vuole utilizzare la propria moto in libertà, tipicamente in off-road, dove la vernice rischia di essere rovinata dalla proiezione di sassi o dallo sfregamento contro rami e affini; in questo caso la pellicola svolge un’azione protettiva che permette di preservare la livrea originale della moto da agenti esterni. In questa situazione viene sfatato un altro falso mito, ovvero quello che poi sia difficile rimuovere il film adesivo o che lasci residui di colla permanenti; se il materiale utilizzato è di ottima qualità e applicato in conformità delle disposizioni date dalla casa produttrice del materiale stesso, la rimozione è semplice ed economica, mantenendo veramente la vernice nelle condizioni originali.

Per quanto concerne il costo esso è variabile, dipende dal tipo di moto, dal tipo di pellicola scelta (un conto è il diffusissimo nero opaco, le cui bobine sono più abbordabili per motivi di economie di scala produttiva, un conto è ad esempio il carbonio bianco perla, prodotto in tirature notevolmente più ridotte) e dal fatto che portiate la moto intera o parzialmente smontata dall’installatore. Ricordo infatti che, a differenza delle auto, un buon lavoro di pellicolatura della moto avviene avvolgendo i singoli pezzi, che quindi devono essere smontati, se lo fate voi il costo sarà inferiore, se lo farà l’installatore il costo sarà maggiore per la maggior manodopera necessaria.

Un’avvertenza, non provateci a casa, il know-how e le attrezzature necessarie non permetterebbero un lavoro di buona qualità, anche se a vedere il filmato di seguito sembra tutto facile…