Dirittura d’arrivo per tutti i campionati motociclistici, dopo una stagione intensa ed estremamente combattuta, e quindi momento di tirare i primi bilanci su vincitori e vinti dell’anno 2013.

Senza dubbio il primo capitolo di questa “rubrica” dedicata ai Campioni 2013 spetta di diritto al pilota che con il suo stile spettacolare e la sua costanza di rendimento ha infiammato i cuori dei tifosi del Campionato Superbike, ovvero Tom Sykes. Lo scopo è quello di conoscere meglio il personaggio e la sua carriera, più che analizzare i risultati sportivi dell’anno appena concluso, che sono sotto gli occhi di tutti e lo sono stati gara dopo gara. Chi è dunque Tom Sykes?

Tom nasce il 19 agosto del 1985 ad Huddersfield, cittadona piazzata nel centro esatto della Gran Bretagna che vanta come sport “istituzionale” il rugby ed una solida tradizione nell’industria tessile; fortunatamente, diremmo oggi, Sykes non si dedica nè alla palla ovale nè ai telai, ma alle moto, e appena raggiunta la maggiore età, ovvero nel 2003, inizia a partecipare ai campionati Supersport e Superbike nazionali, dove farà una gavetta piuttosto lunga, che si protrarrà fino al 2008, senza peraltro conseguire risultati particolarmente degni di nota, o perlomeno non tali da far presagire i suoi futuri, gloriosi, successi professionali.

Nel 2008 la grande occasione: Suzuki, che lo aveva visto esordire nel 2003, gli offre la possibilità di partecipare al Campionato Mondiale Superbike, dove grazie alle wild card, partecipa solamente a quattro gare, ma distinguendosi per un secondo posto a Donington Park. La conseguenza di questo buon esordio è un contratto per correre l’intera stagione 2009, questa volta però a bordo di una Yamaha ufficiale; il risultato finale è complessivamente buono, senza particolari acuti, ma il nono posto nella classifica iridata gli vale una sella anche per il 2010, sotto il vessillo di Kawasaki, che tanta fortuna porterà in seguito. Ma che inizialmente non pare essere di particolare auspicio…

Il biennio 2010 – 2011 è infatti segnato da un’involuzione nei risultati di Tom, che nonostante la prima vittoria della carriera in SBK nel GP di Germania, vede concretizzarsi un quattordicesimo ed un tredicesimo posto in graduatoria generale. Gli scettici, probabilmente abituati agli enfant prodige che il motociclismo produce in buona quantità e a vari livelli quasi ogni anno, si interrogano sulla validità di Sykes, che a distanza di sette anni dall’inizio della sua carriera motociclistica, al di là del successo al Ring, non ha prodotto risultati apprezzabili.

Fortunatamente fra i detrattori del pilota inglese non c’è la Kawasaki, che anzi crede molto in questo ventiseienne coriaceo, il quale a differenza di molti colleghi che hanno tentato l’esperienza in MotoGP, preferisce diventare uno specialista del Campionato SBK; la concomitanza dei due fattori, unita alla crescita “dell’hardware”, ovvero della verdi Kawa, nel 2012 lascia tutti sbalorditi. Tom Sykes sembra indiavolato, ottenendo quattro vittorie, cioè più di quanto non avesse vinto in tutta la sua carriera, e consacrandolo a sorpresa come un “pole-man” di razza, con ben nove partenze al palo su quattordici appuntamenti mondiali; la vittoria del titolo gli sfuggirà di un’inezia, solo mezzo punto in meno rispetto al nostro Max Biaggi, più che altro per colpa di una certa ansia da prestazione che lo porterà a commettere errori derivanti dalla troppa foga agonistica.

Si arrivi quindi al Campionato appena conclusosi, quello del 2013, in cui Tom sembra vedersi ripetere il film del 2012, Biaggi non c’è più, al suo posto in cima alla classifica iridata l’ostico francese Sylvain Guintoli; Sykes, complice più la sfortuna dovuta a guasti meccanici che all’imprudenza o al fumus agonistico, tiene duro e compie il sorpasso alla decima uscita stagionale, che lo porterà poi ad una cavalcata vittoriosa fino alla conquista della corona mondiale, fatta anche di numerose superpole, a conferma della forte inclinazione verso il giro secco già dimostrata l’anno precedente.

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