Crisi, una parola che ormai da due anni pende come una spada di Damocle sulla testa di tutte le imprese italiane e che ha fortemente colpito il settore motociclistico. Crisi dalla quale proclami entusiastici sembra si stia uscendo e che invece oggi rischia di mietere una nuova illustre vittima, risuonando sinistramente, ancora una volta, nell’operoso nord Italia.

E’ ufficiale, è notizia degli ultimi giorni che Aprilia, lo storico marchio di Noale, chiude momentaneamente i battenti dello stabilimento di Scorzè a causa di sovrapproduzione, causata dalla contrazione della domanda. Non è ovviamente pensabile una cancellazione della Casa che tanto ha dato al motorismo italiano, di certo però si adombra il rischio di un pesante ridimensionamento del personale.

Per dare una misura numerica della drammaticità della situazione, basti pensare che in soli cinque anni l’assorbimento del mercato delle moto e degli scooter Aprilia è crollato da 90.000 a 30.000 unità, crollo in parte spiegato dalla flessione verticale del core business dell’Azienda, ovvero le due ruote con vocazione sportiva, le prime a risentire della congiuntura.

Non solo, facendo parte del Gruppo Piaggio, la Casa di Noale deve fare i conti anche con le logiche intragruppo, dove le risorse da investire vengono dirottate verso i business più remunerativi, ergo verso altri marchi che stanno conseguendo trend di vendita positivi, soprattutto Moto Guzzi, che dopo anni di permanenza in un limbo d’immagine da due ruote buone per i nostalgici duri e puri, sta conoscendo una seconda primavera anche presso utenti attenti alla fruibilità oltre che al romanticismo.

Da un incontro svoltosi di concerto con i sindacati, il Presidente del Gruppo Piaggio, Roberto Colaninno, ha delineato un quadro non così negativo per l’intera Società, dal momento che fra marchi in crisi ed in salute il bilancio è positivo; d’altro canto non si è potuto non rilevare che la specifica situazione di Aprilia la rende una realtà in evidente perdita e certamente sovradimensionata per quello che è il mercato attuale.

Ciò che lascia perplessi non è tanto la disamina in sè e per sè, ben evidentemente corretta, quanto piuttosto l’assenza di spunti di riflessione nuovi per ipotizzare un rilancio, tanto atteso a Noale e Scorzè, plessi produttivi Aprilia; forse, parere del tutto personale, data l’importanza di questo nome sul mercato, un tentativo varrebbe farlo, sulla scia dei successi conseguiti sulle piste di mezzo mondo, che da sempre fungono da volano anche per la produzione stradale, ed in questo caso mal sfruttate dal marketing.

Attendiamo fiduciosi novità, che verosimilmente non saranno a brevissimo termine, sperando che un’altra eccellenza non vada ad allungare la lunga lista di vittime della crisi. A costo, come altre realtà, di una cessione all’industria tedesca, chiaramente interessata ad una presenza sempre più massiccia nel settore.

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